Manuale del PartigianoZen

CAMBIAMENTO E R(i)ESISTENZA QUI E ORA

LA MINORANZA VINCE

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La lotta partigiana è stata fatta da una minoranza di persone.
Le rivoluzioni e i cambiamenti sono opera di minoranze.
La maggioranza non ha mai cambiato veramente nulla, a volte ha fatto finta di fare un po’ di casino, ma non ha mai creato un’autentica trasformazione.

Se fai parte della maggioranza sei spacciato.
Se ti senti parte di una minoranza di persone, hai ancora speranza.

Lo so che sei stufo di far parte di una minoranza, ma devi essere felice perchè le maggioranze non sono rivoluzionarie, ma passive e conformiste.
Le minoranze sono composte da individui e non da pecore[1], sono più consapevoli di se stesse perché devono interrogarsi sulla loro diversità dalla maggioranza, e quindi sviluppano profondità e intelligenza.
Le minoranze portano qualità, bellezza e autenticità, mentre le maggioranze, generalmente, rimangono nell’ignoranza, nel qualunquismo e nella superficialità.
La modernità è il regno della maggioranza, della quantità, del numero, della statistica, dell’usa e getta, a discapito del valore, della qualità e della cura.

Nonostante l’importanza qualitativa delle minoranze, la nostra civiltà illuminata ha decretato che il potere deve appartenere alla maggioranza, ha deciso che questa è una cosa giusta e l’ha chiamata democrazia, facendoti credere che è il potere di tutti.
La grande fregatura della modernità è che ti hanno raccontato che siamo in una democrazia, che la democrazia è il governo del popolo e il migliore sistema possibile; e che se sei una persona brava, giusta ed educata devi essere democratico.
Ti hanno incastrato.

 

Chi l’ha detto che quello che decide la maggioranza sia la cosa giusta da fare, anche per la maggioranza stessa? Perchè la maggioranza, che magari è composta da idioti patentati, deve vincere per forza e imporre le scelte a una minoranza?! Sarebbe questa la conquista democratica, il massimo grado di sistema di governo dei paesi civili?!

Caro lettore, non fare finta di fraintendermi eh! Non voglio mica la monarchia, l’oligarchia, la dittatura, l’aristocrazia, e ogni forma di potere dei pochi sui molti.
Io ti sto dicendo che la democrazia non è democrazia!
Ti fregano sbandierando la democrazia ma la democrazia reale è un altra cosa!

L’inseguimento conformistico della quantità e della maggioranza, è un crimine.

Porta ad appiattirsi al ribasso, a peggiorarsi, a rimbecillirsi per piacere alla gente.

La distruzione psicologica, etica, morale e culturale dell’Italia è avvenuta grazie a questa rincorsa suicida verso la maggioranza.

Il nostro concetto di democrazia si è ridotto a andare ogni quattro o cinque anni a mettere una croce su un pezzo di carta per eleggere qualcuno, che, proprio perché deve ottenere una maggioranza, deve piacere a tanti. Ma se vuoi avere il voto della maggioranza devi essere mediocre, banale, ipocrita, promettere le solite finte ricette per imbonire stupide moltitudini, dire quello che la gente vuole sentirsi dire.
Se ci fosse qualcuno con delle idee originali, con una visione davvero intelligente e rivoluzionaria, il voto della maggioranza non lo avrebbe mai.

Non si può aspettare di essere in maggioranza e vincere le elezioni per cambiare le cose.
Il cambiamento è qui e ora, e si nutre di altre visioni.
I cambiamenti, sia esteriori che interiori, avvengono ogni istante, ma è difficile accorgersene. Ci si accorge spesso solo dei grandi cambiamenti, dopo che la goccia ha fatto traboccare il vaso.
Ora siamo di fronte a un immenso cambiamento globale, e la massa critica delle minoranze e degli individui consapevoli farà la differenza.

Il concetto di “massa critica”, che in fisica individua la quantità di materiale necessario per innescare una reazione a catena, è stato utilizzato per indicare un processo di cambiamento sociale da parte di una minoranza attiva.
Tutti i grandi cambiamenti sono stati portati avanti prima da individui soli e osteggiati, o da minoranze che venivano considerate fuori dal mondo.
A un certo punto, e nessuno sa dire mai qual è il momento preciso, si raggiunge una “massa critica”, e il cambiamento che prima era considerato impossibile o scandaloso, viene adottato come naturale e veritiero.

Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci. [1]

Secondo una ricerca sociologica compiuta in diversi paesi occidentali, tra i quali l’Italia, è emerso come molte persone stiano facendo scelte diverse da quello che raccontano i grandi media.

Sono stati definiti “Creativi Culturali”[2] quelle persone che operano per una maggiore sensibilità ambientale ed ecologica, per la pace e la qualità delle relazioni interpersonali, la crescita personale e spirituale, la giustizia sociale. Prendono le distanze dal consumismo e dal materialismo edonista, criticano la globalizzazione selvaggia, prediligono il consumo critico e stili di vita sostenibili, sono orientati verso cibi naturali e medicine alternative, attuano percorsi di benessere interiore e decrescita felice, si impegnano per promuovere nuovi valori culturali e di coscienza.
A parole, siamo tutti buoni a dire che siamo creativi culturali ma poi magari non facciamo un bel niente. Sembra però che in Italia e in molti paesi Occidentali, chi si impegna coerentemente per questi valori raggiunga percentuali in ascesa che sfiorano il 35%.

Se anche solo un terzo di questo 35% fosse davvero coerente, attivo e determinato, il mondo sarebbe già cambiato, perchè una piccola minoranza realmente cosciente di sè ha un effetto emotivamente trascinante sull’intero sistema.
Spesso persone dai valori comuni pensano di essere sole perchè non hanno trovato i modi e il coraggio di incontrarsi, collegarsi, comunicare, e riconoscere la propria forza.
È importante trovare nuove reti non solo virtuali dove poter crescere e cambiare.
C’è una minoranza di luce in continuo movimento ed espansione che può raggiungere una massa critica decisiva.

È ora di uscire allo scoperto.

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[1]Frase attribuita a Gandhi.

 

[2] Enrico Cheli, Nitamo Montecucco, I creativi culturali,persone nuove e nuove idee per un mondo migliore, Xenia Edizioni, Milano 2009.
[1] Vorrei scusarmi ufficialmente con le pecore vere che, solo perchè vivono in gregge, vengono prese come esempio di conformismo. In realtà io ho conosciuto meravigliose pecore anticonformiste. Bisogna smetterla con questo pregiudizio incivile a danno delle pecore.

 

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 27, 2014 da .
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