Manuale del PartigianoZen

CAMBIAMENTO E R(i)ESISTENZA QUI E ORA

LETTERA A UN PARTIGIANO MORTO MA SVEGLIO

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Caro partigiano morto ma sveglio,
io lo so che sei sveglio perche’ chi muore sveglio rimane sveglio anche da morto.
Come tu ben sai, domani sara’ il 25 aprile 2015.
In Italia, ormai, abbiamo perso molte cose: il lavoro, i diritti, il buon senso, il lume della ragione, la calma, la pazienza. Figurati la memoria, quella non l’abbiamo mai avuta.
Per molti questo 25 aprile sara’ solo un sabato festivo.

In realta’ domani e’ il 70esimo anniversario della liberazione.
Per questo ho deciso di scriverti.
Volevo, anche se ti rechero’ piu’ danno che gioia, prima di tutto informarti della situazione quaggiu’.
A un partigiano come te, che e’ stato torturato e ha speso una vita per la liberta’ e la verita’, non si puo’ mentire.

Qui e’ un casino.
Non so dove sei tu, ma negli ultimi 20 anni qua c’e’ stata una silenziosa apocalisse della quale quasi nessuno si e’ accorto, o se ne e’ accorto troppo tardi.
L’Italia, a parte lodevoli eccezioni, e’ diventato un paese decisamente brutto.
Il paese piu’ bello del mondo, che da sempre potrebbe vivere di rendita con un sano turismo, la cultura, l’ agricoltura e l’artigianato, e’ diventato al contrario il paese corrotto dei rifiuti tossici che fa nascere bambini gia’ malati di tumore, dei piccoli artigiani che chiudono, dell’assenza quasi totale di spazi di cultura e di una inquinante sottocultura televisiva sempre piu’ volgare e vomitevole.

Non voglio farti deprimere ulteriormente parlandoti di politica. I politici sono forse la parte peggiore del paese, ma dato che qualcuno li elegge, sono comunque l’espressione di un popolo, e dare la colpa solo alla politica e’ sempre molto comodo. Gli italiani sanno lamentarsi molto bene, ma la lamentela e’ diventata uno sport nazionale la cui regola principale e’ non fare niente di concreto in prima persona, di modo che possiamo continuare a lamentarci che tutto fa schifo.

Non voglio nemmeno soffermarmi  sul fatto che i cosidetti ‘’giovani’’ se ne vanno, perche’si ripetono gia’ che l’Italia fa schifo e che non ci sono possibilita’.
Sembra che ci restino i vecchi e qualche immigrato sfigatissimo, ma anche loro preferiscono andare da altre parti, nonostante ridicoli e orrendi fascisti con la felpetta nera continuino a ripetere che il problema di questo sfascio siano proprio loro, gli immigrati.
Comunque, anche se ce la mettono tutta per scappare dalla morte , migliaia di loro affogano in mare , e se vedessi i commenti di alcuni italiani per i quali tu hai dato la vita perche’ potessero essere liberi di esprimersi… altro che fascisti, questi sono peggio dei kapo’ dei campi di sterminio.
Questi italioti sono talmente disgustosi e frustrati che, da vigliacchi ignoranti senza palle, non se la prendono con le multinazionali, gli industrialoni e le banche che gli schiavizzano ogni giorno, ma con la solita ultima ruota del carro.

A te che ti sei battuto per la liberta’ e il lavoro, non ti fara’ certo piacere sapere che il lavoro  oggi e’ il contrario della liberta’.
C’e’ chi non ha piu’ il lavoro e si suicida, c’e’ chi pur di tenerselo stretto mangia merda tutti i santi giorni, e se c’é qualcuno che e’ felice di quello che fa, meglio per lui che non lo faccia vedere, che si attirera’ l’invidia della maggior parte degli italiani frustrati.
Si lavora senza piu’ amore e attenzione alla qualita’, male, di fretta, sottopagati, non riconosciuti. producendo cose di merda per centri commerciali di merda dove va gente di merda anche alla domenica perche’ e’ talmente vuota e stupida che preferisce spendere i pochi soldi rimasti nel campo di concentramento del consumo piuttosto che fare una bella passeggiata in collina.
Scusa il linguaggio, lo so che non ti piacciono le parolacce gratuite, ma se tu scendessi giu’ un attimo sono sicuro che bestemmieresti tutti i santi del calendario.

Non dovrebbe meravigliarti il fatto che stiamo diventando un popolo di depressi e di malati di mente, e che oltre 11 milioni di italiani fanno uso di psicofarmaci.

Io invece che sputtanare soldi in psichiatri e psicofarmaci, ho preferito prendere un aereo.
Questo 25 aprile, non saro’ in Italia.
In uno strano volontario esilio, non una vacanza,  ti scrivo da un altro continente.
Conversavo qualche giorno fa con un altro italiano, uno dei tanti che ha deciso di andarsene,  per un po’ o per sempre,  dall’amataodiata Italia.
Nonostante un passato di impegno politico-sociale, o forse proprio per quello, lui e’ contento di non passare il 25 aprile in Italia. Non vuole sentire discorsi ipocriti, non ha voglia di sorbirsi commemorazioni inutili e di sentire pseudointelleuttuali che parlano di crisi con la pancia piena, non vuole litigare con chi ha goduto per una vita di un sistema ingiusto e ora ripete che i giovani non hanno voglia di lavorare. Meglio stare in compagnia di un oceano lontano e silenzioso che nel rumore asfissiante di gente ipocrita che ti fa venire il vomito.

Caro partigiano morto ma sveglio, scusa il piccolo sfogo, ci sarebbero altre cose da dire. Forse non e’ tutto buio, forse non e’ tutto cosi’, la realta’ ha sempre tante sfumature, ma tu e i tuoi amici mi avete insegnato che il pane e’ pane e il vino e’ vino, e bisogna iniziare a dirsi le cose in facce per come sono.

La verita’ e’ che avete combattuto per un popolo di imbecilli. Sei morto per gente che sputa in faccia alla liberta’, che ha il cervello spappolato dai reality (non mi chiedere di spiegarti cosa sono), che avrebbe bisogno di farsi un giro a Mauthausen di conoscere la storia contemporanea.e di guardarsi allo specchio.
Il fascismo che volevi combattere e’ rimasto e si e’ evoluto in un fascismo economico molto piu’ potente e strisciante dove quello che conta sono solo i soldi, dove ogni diversita’ e’ azzerata e dove gli spazi liberi muoiono..
Mi dispiace, non dico che avete fatto male a combattere, ma avete fallito. Questo 25 aprile non bisognerebbe festeggiare i 70 anni della liberazione, ma farne il funerale definitivo.

Spero invece che tu, ovunque tu sia, sia davvero libero.
Se hai qualche consiglio da dare, mandalo pure giu’, grazie.
Con stima e affetto.

GIORDANO RUINI

RISPOSTA

Caro Giordano,

Grazie per la tua lettera.
E’ vero, chi muore sveglio rimane sveglio.
Io ho avuto la fortuna di avere guardato in faccia la vita e la morte e di averle attraversate con coraggio, coscienza e non accontentandomi delle risposte facili. Tutti passano da questo cancello e, anche se e’ stupido e inutile dirti di piu’, quella liberazione che ho cercato con difficolta’ in vita, lottando contro le ingiustizie e le prepotenze, dall’altra parte del cancello diventa una cosa reale ed e’ molto di piu’ e molto diversa da quello che avevo immaginato.

Sia chiaro, continuo a fare il  materialista e l’ateo come ero in vita: meglio non avere nessuna idea di Dio che avere idee sbagliate, meglio non credere in nulla che credere in qualcosa solo perche’ te l’ha ripetuto qualcun altro.
In vita ero piu’ bravo coi fatti che con le parole, e posso dirti solo una cosa: fidet. Fidati.
Fidati della Vita, ha le sue leggi, che sono sempre in azione.
Se l’Italia e’ quella che descrivi e’ a causa dell’ignoranza delle leggi della Vita, e della paura, che sono la stessa cosa.
Le stesse cause che hanno portato alla guerra che abbiamo subito e poi combattuto noi.
Se non si conoscono le leggi, anche se in forme sempre diverse, le conseguenze si ripetono. E’ possibile che gli italiani, visto che dimenticano le cose importanti cosi’ facilmente, abbiano bisogno ancora una volta di odio, sofferenza, guerra. La sofferenza e’ utile fino a quando comprendi che puoi farne senza.

Noi abbiamo trovato dentro di noi il coraggio. Quando ci svegliavamo in qualche stalla o all’addiaccio, di notte, il buio prima dell’alba era ancora piu’ buio. Pero’ anche con le scarpe rotte, andavamo. Voi avete ancora tanti paia di scarpe pulite e intere nei vostri armadi, ma siete fermi.
Usatele, camminate, andate.

Se giudichi solo i fatti e vedi solo questo presente confuso, forse hai ragione: abbiamo fallito.
Ma da qui la visione e’ piu’ ampia. Si riconosce che il successo e il fallimento non si misurano solo nei fatti del mondo che cambiano continuamente. Il sentire del cuore e l’Intelligenza a servizio della Vita e’ il nostro metro per riconoscere il successo di un evento.
Noi abbiamo vinto, al di la’ di come e’ andata.

Continua a trovare la crepa nel muro, c’e’ sempre. Stai guardando ancora troppo lontano.

Le vostre piccole grandi crisi, non le risolverete con piu’ lavoro e con la competizione.
Uscite di casa, scoprire che il mondo non e’ quello che credete.
Avete smesso di ridere, di ballare, di cantare, di fare le cose semplici, di essere quello che siete, per quello che siete in crisi.
Noi dividevamo le cose con gli altri, il fatto di poter morire da un momento all’altro ci rendeva meno egoisti e piu’ consapevoli. E anche, paradossalmente piu’ gioiosi, piu’ vivi, nonostante tutte le cose brutte in cui siamo passati.
Nessuno di voi ha un tempo infinito, non c’e’ nessun dio che vi giudichera’, ci sono le vostre azioni e i vostri pensieri che gia’ vi inchiodano e determinano il vostro presente e futuro.
Uscite. Saltate. Glorificatevi.
Coraggio.

Comunque, caro mio , mi spiace deluderti, ma qua non facciamo proprio nessun funerale, il 25 si beve vino, ci si diverte e si fa festa.

Ora e sempre resistenza, o come dici tu, RiESISTENZA.
Buon 25 aprile.

UN PARTIGIANO MORTO MA SVEGLIO.

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Un commento su “LETTERA A UN PARTIGIANO MORTO MA SVEGLIO

  1. Concetta La Monica
    aprile 24, 2015

    Buon 25 Aprile 🙂 baci

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Questa voce è stata pubblicata il aprile 24, 2015 da .
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