Manuale del PartigianoZen

CAMBIAMENTO E R(i)ESISTENZA QUI E ORA

BIMBO DIMENTICATO IN AUTO E IL QUI E ORA

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Entro in un bar e apro distrattamente il giornale.

Leggo che a Piacenza un padre ha dimenticato il suo bambino di due anni in macchina, e il bambino è morto. Seguono vari commenti sulla responsabilità, sulle colpe, sul fatto che è meglio non mettere al mondo dei figli se poi li si tratta così, e vari rigurgiti mentali di sapientologi vari e chiacchiere da bar.

Penso a questo mondo divorato dalla fretta, alla mente delle persone piena zeppa, a come dobbiamo riempire tutto, fare tutto, stare dietro a cose assurde, e alla fine non solo ci perdiamo la nostra vita, ma compromettiamo anche quella degli altri.

Tutti d’accordo vero?

Tutti si lamentano, tutti sanno che il modo di vivere e lavorare è diventato insostenibile, ma sembra che aspettiamo sempre qualcosa per fermarci, per dire basta, per dire: “no, questa non può essere la Vita”.

Ci arrabbiamo, pontifichiamo, ma poi facciamo le stesse cose di prima.

Siamo pieni di troppe cose assurde, e ci perdiamo le uniche cose importanti, come gli alberi, il cielo, il respiro, i sorrisi, un bambino.

Lo sappiamo, lo sappiamo che queste cose sono importanti, certo, che bello… ma… la mente alla fine sembra avere altre priorità. Non riusciamo più a fermarci.

Siamo malati, ma non vogliamo guarire.

Ferma.

Ferma tutto. Se no ti perderai il prossimo tramonto, la prossima luna piena, le lucciole, la pioggia, la luce. Sarai divorato dalle banalità, le nutrirai, e dovrai sempre fare e riempire qualcosa.

Quando si parla di meditazione, di attenzione consapevole, di spiritualità, di qui e ora, qualcuno storce il naso, magari si mostra interessato, ma la mente alla fine dice: si bello, ma io adesso, ho altre priorità: devo fare questo e questo quest’altro, non ho tempo per la meditazione o queste belle cose qua.

Ci si accorge della Vita solo quando si è malati, quando avviene una disgrazia, quando perdiamo qualcosa, quando l’Universo ci manda sonore bastonate.

Ci accorgiamo di quanto siamo inutilmente pieni e inquinati da puttanate quando tralasciamo l’importante.

E piangiamo lacrime amare.

Incolpare qualcuno è sempre comodo.

Il padre, il sistema, la società.

Ognuno ha le sue responsabilità.

Ma o parti da te, o non cambia una sega.

Abbiamo davvero bisogno di essere nel presente, di svuotarci, di sentirci, di fermare il nostro delirio mentale e sociale.

E certo, di meditare, di respirare, di meravigliarci, di svegliarci.

Se pensi che queste non siano le priorità, la Vita prima o poi ti fa capire quali sono. E allora, ciechi e distrutti dal dolore, daremo la colpa alla sfiga.

Fermati, almeno dieci secondi.

La nostra unica salvezza è re-imparare a vivere.  E bisogna togliere, non aggiungere.

Qui e Ora. Non dopo. Adesso.

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 5, 2013 da .
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