Manuale del PartigianoZen

CAMBIAMENTO E R(i)ESISTENZA QUI E ORA

MA CHE LAVORO!

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Dal Manuale del PartigianoZen

(…) Il primo articolo della Costituzione Italiana dice che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
Questo “fondata sul lavoro” è un compromesso ipocrita tra chi scrisse la Carta Costituzionale, una sintesi ideologica riuscita male tra socialisti, comunisti e democristiani di allora.

Non sarebbe meglio  avere una “Repubblica democratica fondata sulla felicità, la bellezza, o l’amore per la Vita?

Se in alcuni casi il lavoro è stato uno strumento che ha migliorato l’uomo, oggi bisogna chiedersi invece se sia proprio il lavoro (e il modo in cui si lavora) a mortificare e ad abbruttire l’essere umano.

In tempi di crisi ringraziamo chi ci dà il lavoro, ce lo teniamo ben stretto, e siamo ritornati, come ai tempi della mezzadria, a toglierci il cappello e a baciare le mani a chi ci ruba il tempo e la vita.

Una prigione, anche se ha le sbarre d’oro, rimane una prigione.
Se non riconosci che è una prigione, non scapperai mai.

In un mondo potenzialmente ricco di tecnologie e scientificamente più evoluto avremmo già dovuto emanciparci dal lavoro.
Dovremmo lavorare bene, in modo intellgente ed efficiente, poco, e per il resto goderci la vita.
Questo è oggi possible, ma non praticabile perchè il sistema dei consumi non può tollelarlo.

Non è possible produrre una lampadina che dura trent’anni perchè si comprerebbero troppe poche lampadine, quindi è necessario abbassare la qualità, produrre molti oggetti che si butteranno velocemente, e lavorare di più.

Oggi la gente sta perdendo il lavoro. Anche io. Non so piu’ dove l’ho perso. Ho cercato ovunque, l’ho chiamato a voce alta, ma lui non si e’ fatto piu’ vivo.
Il lavoro, in molti casi, non c’è più perchè non serve più. Un dramma. Ma è un dramma finchè rimaniamo all’interno della società dei consumi.
Il lavoro non c’è ma la ricchezza rimane, perchè l’Esistenza ci regala, ogni giorno, ricchezza ( ci ha sempre dato, almeno fino a oggi, l’energia del sole, il cibo dalla terra, e tutto il resto).

La fine della schiavitù del lavoro salariato sarebbe una bellissima notizia se vivessimo in un altro tipo di sistema.
Siamo infatti arrivati al punto da avere tutto con poca fatica grazie all’innovazione tecnologica.
Viviamo in un pianeta ricco ma dobbiamo mantenerci in un sistema di scarsita’ per soddisfare un sistema obsoleto.
(…)

Ci credi nell’energia nucleare, nella continua produzione di automobili che inquinano e che intasano il nostro territorio, nella produzione delle armi, delle cose superflue, nei cibi che invece di nutrire fanno ammalare, nelle industrie che avvelenano i fiumi e l’aria che respiri, nelle medicine che ti fanno ammalare ancora di più?
Eppure quante volte si difende la produzione in posti dove sarebbe meglio dire:

“queste cose che produciamo fanno cagare, ci uccidono! Noi vogliamo fare cose che servono e che innalzano la vita dell’essere umano, non che la abbruttiscono e la distruggono!”

Da una parte si dice giustamente che bisogna mantenere i propri figli, mentre dall’altra si vuole continuare a produrre, per non perdere il lavoro, cose che avveleneranno i propri figli.

A volte bisogna dire no.
(…)

Non si può parlare di lavoro a senso unico, senza vederne tutte le implicazioni.

Dire che vuoi il lavoro, solo il lavoro indipendentemente da tutto, significa fare il gioco di chi ti sfrutta. È quello che vogliono. Ti tolgono il lavoro per poi ricattarti e fartelo accettare alle loro condizioni. Ma tu gli offri la sponda.

Dovresti dire invece:

“Io non voglio il lavoro.
Io voglio contribuire con un’attività che so fare bene al progresso e alla bellezza, al mio sostentamento e al benessere della mia famiglia e della mia comunità. Io non voglio mendicare un posto di lavoro.
Preferisco fare il barbone che essere responsabile di inquinare l’ambiente, di avvelenare i miei figli, di fomentare le guerre, di ingrassare le industrie che stanno distruggendo il mondo, di abbruttirmi con la falsità e l’ipocrisia, di inquinare la mia psiche umiliandomi e sottomettendomi: da una parte mi date le briciole e dall’altra mi fottete la vita.
Tiè!
(e poi, a tua discrezione puoi fare un gestaccio artistico con il braccio o con la mano, ma sempre in modo gentile e non violento, perchè noi siamo gente educata)”.

Se non ci assumiamo tutta la responsabilità delle nostre scelte, non possiamo aspettarci nulla dall’alto.

Sei tu che nutri i tuoi oppressori, quando, con un po’ più di organizzazione e di intelligenza, potresti tenerli per le palle.

Fare bene il proprio lavoro oggi è rivoluzionario, ma è rivoluzionario solo se ti piace, se ci metti il cuore, se lo ami, se ci sei mentre lo fai. E ovviamente se ce l’hai.

Ma se non hai il lavoro, non chiederlo inginocchiandoti come se fosse l’acqua santa.
Chiedi giustizia sociale, pretendi dignita’, fatti rispettare come essere umano, urla con verita’ il tuo disagio, ma non chiedere quello che altri vogliono che tu chieda.


 

 

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 1, 2013 da .
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